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lunedì 2 aprile 2012

LA TCC CON LE COPPIE E LE FAMIGLIE.


La terapia cognitiva differisce dall’approccio prettamente comportamentale per l’enfasi che la prima pone sui processi del pensiero e i sistemi di credenze.
Albert Ellis fu il primo terapeuta cognitivo a focalizzare la propria attenzione sui processi del pensiero che coinvolgono le relazioni intime. Egli sostiene che le emozioni e i comportamenti che compromettono la relazione di coppia non siano dovuti alla semplice presenza di eventi esterni o di cattive intenzioni dei partner ma dal modo di ciascun individuo di interpretare il comportamento dell’altro e delle situazioni esterne.
Oggigiorno, la terapia cognitivo-comportamentale sta entrando a far parte degli approcci principali che si interessano alla psicoterapia della coppia e della famiglia. In una ricerca svolta negli USA e promossa dalla American Association fon Marriage and Family Therapy la terapia cognitivo-comportamentale per la famiglia era quella più frequentemente menzionata dai terapeuti, sui 27 diversi approcci dichiarati (Northey, 2002). Una recente indagine effettuata con la collaborazione della Colombia University, ha evidenziato che su 2281 terapeuti intervistati il 68.7% (1566) dichiarava di utilizzare la TCC in combinazione con altri metodi (Psychotherapy Networker, 2007).
L’approccio cognitivo-comportamentale con le coppie ha evidenziato che le relazioni disfunzionali si stabiliscono nel momento in cui gli individui
  • Possiedono credenze irrealistiche e irrazionali sul proprio partner e sulla relazione;
  • Interpretano negativamente la propria relazione e il proprio partner quando non si realizzano le proprie aspettative irrealistiche.


Lo scopo della terapia CC con le coppie è quello di
  • Modificare le aspettative irrealistiche sulla relazione intima;
  • Correggere le cattive interpretazioni che avvengono durante la comunicazione e la relazione;
  • Utilizzare auto-istruzioni al fine di diminuire le interazioni distruttive.




Dattilio F. M. (2010). Cognitive-behavioral therapy with couples and famiglie: a comprehensive guide for clinicians. New York: Guilford Press.
Dattilio F. M. & Padesky, C. A. (1990). Cognitive therapy with couples. Sarasota, FL: Professional Resource Exchange.
Northey, W. F. (2002). Characteristics and clinical practices of marriage and family therapists: A national survey. Journal of Marital and Family Therapy, 28, 487-494.
Psychotherapy Networker. (2007). The top 10: The most influential therapists of the past quarte-century. Psychotherapy Networker, 31 (2), 24-68.

martedì 24 gennaio 2012

DISTURBO MASCHILE DELL'EREZIONE


Per Disturbo Maschile dell’Erezione si intende una persistente, o ricorrente l'impossibilità di raggiungere, o mantenere, un erezione adeguata fino al completamento dell'attività sessuale (DSM-IV-Tr, 2001). Tale difficoltà deve causare una notevole compromissione dei rapporti interpersonali.
In uno studio condotto negli USA su un campione rappresentativo di età compresa tra i 19 e i 59 anni si è riscontrato che il 10,4% degli uomini aveva avuto difficoltà ad avere, o mantenere, l'elezione l'ultimo anno (Laumann e coll., 1994).
Diverse sono le cause psicologiche all'origine disturbo (Kaplan, 1974; Petruccelli, 1996):
  • timore dell'insuccesso, a seguito di precedenti perdita dell'erezione, che sono state drammatizzate;
  • timore di essere abbandonato a causa di una prestazione sufficiente;
  • difficoltà ad abbandonarsi alle proprie sensazioni fisiche; causata da diversi condizionamenti;
  • scarso o eccessivo coinvolgimento;
  • stress generale.


Zilbergeld (1978) ha rintracciato altre convinzioni e influenzano il rapporto sessuale e sui quali è importante intervenire:
  • nella sesso è importante la prestazione
  • per le donne è più importante la prestazione rispetto alla dimostrazione di affetto;
  • l'uomo deve gestire il rapporto sessuale;
  • l'uomo deve essere sempre disponibile sessualmente.


In generale, i tre fattori che influenzano negativamente usato sessuale sono: ansia, distrazione dalle proprie sensazioni fisiche, errata focalizzazione sul compito.
La TCC base suo intervento, in ambito sociologico su procedure di de condizionamento all'ansia e esercizi graduali "in vivo". Oltre all'intervento di natura prettamente comportamentale, la TCC si prefigge come obiettivo quello di indagare sia le idee disfunzionali che attivano i processi dell'ansia, sia le credenze relative alla sfera sessuale.
Un intervento cognitivo ha come scopo ristrutturare tutti i pensieri ansiogeni e aiutare individua vivere maniera più libera la propria sessualità. Solitamente, l'intervento coinvolge anche la partner al fine di agevolare una maggiore comunicazione sessuale.
Hawton e coll. (1992) hanno dimostrato che con la sua terapia si ha un successo nel 70% dei pazienti. Si è anche riscontrato che solo il 56% di essi mantiene i risultati acquisiti a distanza di tre mesi. Al fine di aumentare la stabilità dei risultati McCarthy (1993) ha proposto un training di prevenzione delle ricadute.

DSM-IV-Tr Manuale diagnostico-statistico dei disturbi mentali. Milano: Masson, 1995.
Hawton, K., Catalan, J., Faff, J. (1992). Sex therapy for erectile dysfunction: Characteristics of couplet, treatment out come, and prognostic factors. Archives of Sexual Behavior, 21, 161-175.
Kaplan, H: S. (1974). The new sex therapy. New York:Brunner/Mazel. Trad. it.: Nuove terapie sessuali. Milano: Bompiani, 1974.
Laumann, E. O., Gagnon, J., Michael, R. T., Michaels, S. (1994). The social organizzation of sexuality: Sexual practices in the United States. Chicago, IL: University of Chicago Press.
McCarthy, B. (1993). Relapse prevention strategies and techniques in sex therapy. Journal of Sex and Marital Therapy, 19, 142-147.
Petruccelli, F. (1996). Le disfunzioni erettili: aspetti psicologici. In C. Simonelli (a cura di), Diagnosi e trattamento delle disfunzioni sessuali (pp. 74-108). Milano: Franco Angeli.
Zilbergeld, B (1978). Male Sexuality: A Guide tu Sexual Fullfillment. New York: Bantam Books.