
In base a quanto detto sopra, si può affermare che il modello cognitivo focalizza la propria attenzione sul contenuto cognitivo ( del pensiero) relativo alla reazione di un individuo nei confronti di un evento scatenante.
Il disagio è conseguenza di due variabili:
- contenuto mentale (pensieri automatici , schemi)
- processi mentali.
A causa delle diverse interpretazioni e schemi che caratterizzano gli individui, a parità di evento sconvolgente si possono avere diversi pensieri, emozioni, reazioni fisiologiche e comportamentali.
Si può affermare che il modo di interpretare un evento e la conseguente reazione fisiologica e comportamentale è ascrivibile agli schemi personali.
Ma quando uno schema diventa disfunzionale, e quindi patogeno? Uno schema può essere inteso come disfunzionale nel momento in cui distorce la realtà, è troppo rigido e difficilmente modificabile, è iper-valente (da origine ad interpretazioni pervasive ed eccessivamente generalizzate).
Per ogni disturbo psicologico è possibile rintracciare uno specifico profilo cognitivo, ovvero è possibile individuare alcuni processi cognitivi e contenuti ricorrenti che lo caratterizzano. In un disturbo d'ansia è solitamente possibile rintracciare una serie di pensieri e contenuti caratterizzati dalla minaccia della sicurezza personale e/o sociale. In un disturbo depressivo i pensieri saranno connotati da tematiche di perdita e fallimento.
Dobson K. S. (2002). Psicoterapia cognitivo-comportamentale. Teorie, trattamenti, efficacia: lo stato dell'arte. Milano: McGraw Hill.
Perdighe C., Mancini F. (2008). Elementi di psicoterapia cognitiva. Roma: Fioriti Editore.
Sassaroli S., Lorenzini R., Ruggiero G. M. (a cura di) (2006). Psicoterapia cognitiva dell'ansia. Milano: Raffaello Cortina Editore
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